È arrivata a conclusione la procedura di liquidazione dei circa sei milioni di euro destinati alle aziende agricole del Lazio colpite dalla moria del kiwi del 2023. Con la pubblicazione della determina regionale si è infatti chiuso l’iter amministrativo che ha consentito l’erogazione degli indennizzi a favore di oltre 170 imprese, duramente penalizzate dal fenomeno che ha compromesso interi impianti produttivi.
Le risorse, provenienti in parte da fondi nazionali e in parte da stanziamenti regionali, sono state destinate alle aziende situate in numerosi comuni del territorio laziale: dalla provincia di Roma, con aree come Ardea, Pomezia e Velletri, fino alla provincia di Latina, che rappresenta uno dei principali poli italiani della coltivazione del kiwi. Terracina, Fondi, Sperlonga e San Felice Circeo rientrano tra le zone maggiormente colpite, proprio nel cuore della cosiddetta “kiwicoltura pontina”, dove nel 1971 nacque il primo impianto di actinidia in Italia.
Secondo le stime effettuate dopo l’emergenza del 2023, solo nella provincia di Latina i danni alle produzioni hanno superato i 113 milioni di euro, con una riduzione della resa arrivata in media al 50 per cento. In molti casi le aziende hanno dovuto fare i conti con la perdita totale delle piante, rendendo necessarie operazioni di espianto e lunghi tempi di ripristino dei terreni.
La moria del kiwi resta un fenomeno complesso e non ancora del tutto chiarito dal punto di vista scientifico. Le piante colpite mostrano un rapido deperimento dell’apparato radicale, che porta al marciume delle radici e, nel giro di poco tempo, alla morte della pianta, lasciando i filari con rami secchi e improduttivi. Tra i fattori ritenuti più rilevanti figurano le condizioni climatiche estreme, l’alternanza di periodi di siccità e piogge intense, il ristagno idrico nei suoli e la possibile presenza di patogeni radicali.
Restano solo poche posizioni ancora in fase di completamento per aspetti tecnici e documentali, mentre la quasi totalità delle aziende aventi diritto ha già ricevuto il contributo. Un sostegno ritenuto fondamentale per garantire la sopravvivenza di un comparto strategico per l’agricoltura laziale e per avviare, parallelamente, nuove attività di studio e prevenzione di una delle più gravi emergenze fitosanitarie degli ultimi anni.


